Organizational Behaviour: a Short Intro

L’area disciplinare di riferimento è quella delle scienze organizzative. In questo ambito gli studi definiti come comportamento organizzativo, pur nella loro eterogenicità, sono caratterizzati dall’essere transdisciplinari e con orientamento applicativo. La finalità di questi studi non è dunque solo la comprensione dei fenomeni ma anche e soprattutto l’elaborazione di modelli che possano avere valenze pratiche e concrete. In questo senso è evidente il collegamento con il mondo del management (soprattutto del management delle risorse umane) e dell’intervento sociale.

“Comportamento” è un termine generico che può accogliere un vasto insieme di azioni, attività, reazioni, movimenti, processi e operazioni (1). Sinteticamente, in ambito psicologico, si considera come ogni possibile risposta misurabile di un soggetto, sia esso animale o umano, micro sociale (ad esempio un gruppo) o macro sociale (una organizzazione o una comunità).

Per organizational behaviour o “comportamento organizzativo” si intende attualmente l’insieme dei diversi livelli di funzionamento operativo, relazionale, emotivo, culturale presenti all’interno di un sistema sociale complesso, perimetrato istituzionalmente e basato su diversificazioni di ruoli, responsabilità e vantaggi.

Come più volte osservato anche da voci autorevoli (2), il comportamento organizzativo si compone sulla base di alcuni processi che vengono attivati dall’interazione tra le componenti oggettive e soggettive dell’organizzazione.

Questi processi (organizzativi prima che aziendali) originano numerosi fenomeni, alcuni dei quali ben noti anche in ambito non specialistico. In tal senso basti citare la leadership e la followership, la motivazione, le dinamiche interpersonali e di gruppo.  Sinteticamente si può affermare che il comportamento organizzativo è il risultato delle interpretazioni d’individui e gruppi nello svolgere attività che percepiscono attese dall’organizzazione in cui operano dati i loro ruoli.

La nascita di questi studi può essere posizionata anche in un passato molto lontano: basti pensare agli scritti di Platone dedicati a ciò che oggi chiameremmo leadership, a quelli di Aristotele sull’efficacia comunicativa o all’opera di Machiavelli, pienamente centrata sul tema del potere e dell’influenza. E’ però solo a partire dalla fine del 1700, con Adam Smith, che iniziano le prime riflessioni sulle forme organizzative dedicate al lavoro e solo un secolo dopo, con gli studi di Weber, viene affrontato il tema della leadership secondo un’ottica moderna.  L’avvio ufficialmente riconosciuto dell’applicazione di un approccio scientifico (inteso come evidence based) viene accreditato a Frederick Wilson Taylor, alla fine del 1800. Elton Mayo nel 1920 avvia poi il periodo più ricco di contributi.

La seconda guerra mondiale e il successivo sviluppo industriale produssero poi un’ulteriore accelerazione, amplificando nei cinquant’anni successivi l’attenzione alle ricerche condotte da moltissimi professionisti ed accademici, quali Chester Barbard, Henry Fayol, Frederick Herberg, Kurt Lewin, Abraham Maslow, David McClelland, Victor Vroom, Herbert Simon, James March, Karl Weick.

I contributi più rilevanti degli ultimi anni sono stati infine proposti da management guru quali Peter Druker, Edgar Schein e Peter Senge.

Gli studi sul comportamento organizzativo nascono da esigenze pragmatiche prima che accademiche e sono debitori di numerose discipline: le scienze organizzative, la psicologia e la sociologia. Soltanto un utilizzo integrato dei diversi contributi permette di comprendere i comportamenti dei singoli e dei gruppi entro le dinamiche organizzative.

Questa situazione espone a tre diversi problemi: il primo è la permanenza dei contributi entro aree disciplinari perimetrate (a.e. psicologia del lavoro, sociologia delle organizzazioni, etc.); il secondo è la potenziale difficoltà nel sinergizzare, ed eventualmente connettere e sintetizzare, teorie e modelli che nascono da differenti approcci epistemologici; il terzo è la frequente banalizzazione divulgativa, spesso enfatizzata da mode consulenziali.

Le tre diverse problematiche possono essere confermate anche da un’analisi superficiale di alcuni dei principali testi di riferimento.

Rispetto alla prima osservazione (la perimetrazione disciplinare) focalizzandoci, per necessità di concisione, sulla produzione italiana dell’area della psicologia del lavoro e delle organizzazioni il concetto di “comportamento organizzativo” è in sostanza marginale, mentre amplissimo spazio è dato ai fenomeni che lo caratterizzano (3). La situazione è simile anche se si considera la più ristretta area della psicologia delle risorse umane (4).

La seconda osservazione (difficile sintesi) può essere confermata dalla ristretta produzione italiana sull’argomento, come l’esiguità quantitativa di testi tradotti (5).

La terza è sostenibile semplicemente osservando che le opere divulgative rivolte a manager e professional (opere spesso scritte con taglio prescrittivo e focalizzati su temi di leadership e people management) rappresentano da sempre un prodotto editoriale ad alta diffusione (6).

Deve essere rilevato come la produzione di lingua inglese o americana vanta invece da tempo una ricca produzione, talmente variegata e rappresentativa da essere oggi segmentata in due filoni: il mainstream (collegato al pensiero manageriale dominante) e i critical management studies, focalizzati sulla verifica di applicabilità e generalizzazione delle teorie mainstream (7).

Proviamo allora a ricordare brevemente i principali fenomeni osservati ed principali modelli mainstream:

  • Decision making (Mintzberg’s managerial roles; Rational Decision; Scientific management; Garbage Can Model)
  • Organization structures & dynamics (Bureaucracy; Complexity Theory; Contingency Theory; Evolutionary Theory; Hofstede’s Framework;Hybrid Org; Informal Organization; Lewin’s Group Dynamic; Merger Integration; Mintzberg’s Organigraph; Organizational Citizenship Behaviour; Organizational Ecology;Resource Dependence Theory; Transaction Cost)
  • Personality traits theories (Big Five Personality; Herrmann Brain Dominance Instrument; Holland’s Typology; Myers-Briggs Type Indicator; )
  • Control & stress modeling (Herzberg’s Two Factory Theory; Theory X & Y)
  • Motivation models (Attribuition Theory; Equity Theory; Emotional Labor; Expectancy Theory; Herzberg two-factors; Incentive TheoryMaslow’s Hierarchy; )

Come già accennato questo scenario di estrema ricchezza elaborativa è stato spesso volgarizzato e superficialmente tradotto in schemi applicativi finalizzati alla divulgazione manageriale. Nel processo di semplificazione, legato anche alla nascita delle Business School e degli MBA (Master in Management Administration), i modelli originari sono stati frequentemente manipolati o fraintesi. La situazione ha portato alcuni ricercatori (8), all’inizio degli anni novanta del secolo scorso, ad affrontare in maniera scientificamente ortodossa i contributi più consolidati e, soprattutto, le modalità applicative osservate nella classe manageriale e consulenziale. Il filone, denominato Critical Management Studies, ha cercato di riposizionare storicamente la nascita delle diverse teorie dell’organizational behaviour.

In questa operazione sono stati utilizzati strumenti concettuali derivanti dalla sociologia (soprattutto la Scuola di Francoforte), dalla psicologia (principalmente quella di comunità), dalla psicosociologia di matrice francese, l’anarchismo metodologico di Feyerabend.

L’invito finale è dunque, per chi si occupa di organizzazioni e di management, ad esplorare pienamente quanto è stato prodotto in oltre un secolo di studi, cercando di non perdere la visione d’insieme.

Note bibliografiche:

1)    A.S.Reber, R. Allen & E.S.Reber  Penguin Dictionary of Psychology. Penguin, Fourth Edition, 2009.

2)    G.Costa “Introduzione” in G.Costa, R.C.D. Nacamulli (a cura di)   Manuale di Organizzazione Aziendale, Vol. 3 – I processi, i sistemi e le funzioni aziendali. UTET, 1997

3)    Cfr.  P.Argentero, C.GCortese, C.Picardo (a cura di)   Psicologia delle organizzazioni. Cortina, 2009; P.Argentero, C.G.Cortese, C.Picardo (a cura di)   Psicologia del lavoro. Cortina, 2008; A.Pedon, F.Sprega (a cura di)   Modelli di psicologia del lavoro e delle organizzazioni. Armando, 2008; P.G.Gabassi (a cura di)   Psicologia del lavoro nelle organizzazioni. F.Angeli, 2006; J.Barus-Michel, E.Enriquez, A.Lévy (a cura di)   Dizionario di psicosociologia. Cortina, 2005;  N.A. De Carlo (a cura di)   Teorie e strumenti per lo psicologo del lavoro e delle organizzazioni (vol. I,II,III e IV). F.Angeli, 2004; G.P. Quaglino   La vita organizzativa. Cortina, 2004; E.Spaltro   La forza di fare le cose. Fondamenti di psicologia del lavoro. Pendragon, 2003; G.sarchielli   Psicologia del lavoro. Il Mulino, 2003; G.P.Quaglino   Voglia di fare. Guerini, 1999; Depolo M. Psicologia delle organizzazioni. Il Mulino, 1998; G.Marocci   Abitare l’organizzazione. Edizioni Psicologia, 1996; F.Avallone   Psicologia del lavoro. NIS, 1994; C.Kaneklin, F.Olivetti Manoukian   Conoscere l’organizzazione. NIS, 1990; V.Majer, G.Lombardo, G.Favretto   Organizzazioni e psicologia del lavoro. Clueb, 1989; G.Favretto, V.Majer, R.Maeran   Ricerche e interventi di psicologia del lavoro. Unicopli, 1983; M.Bruscaglioni, E.Spaltro (a cura di)   La psicologia organizzativa. F.Angeli, 1982; G.Gabassi   Psicologia del lavoro. Clup, 1979; E.Spaltro   Il check up organizzativo. Etas, 1977; E.Spaltro   Psicologia organizzativa dinamica. Etas, 1975.

4)    Cfr. A.Valicante   Appunti di psicologia e organizzazione delle risorse umane. Colacchi, 2009; R.Maeran   La gestione delle Risorse Umane. Ed. Universitarie LED, 2003; W.Levati, M.V.Saraò   Psicologia e sviluppo delle risorse umane nelle organizzazioni. F.Angeli, 2002; E.Spaltro   Il buon lavoro. Edizioni Lavoro, 1996; P.de Vito Piscitelli   La gestione delle Risorse Umane. Patron, 1991.

5)    Considerando le opere manualistiche rivolte globalmente al tema del comportamento organizzativo (non dedicate quindi a sottoinsiemi specifici), sul mercato librario italiano risultano disponibili solo i seguenti cinque volumi: D.Knight, H.Willmot (a cura di)   Comportamento organizzativo. Organizzazione aziendale e management. Isedi, 2009; J.W.Slocum, D.Hellriegel   Comportamento organizzativo. Fondamenti di psicologia per l’azione manageriale. Hoepli, 2008;  R.Kreitner, A. Kiniki   Comportamento organizzativo. Dalla teoria all’esperienza. Apogeo, 2008; H.L.Tosi, Pilati M.   Comportamento organizzativo. Attori, relazioni, organizzazione, management. Egea, 2007; B.Bologni   Comportamento organizzativo e gestione risorse umane. Carocci, 2001.  Tra il 1990 e il 2008 sono stati pubblicati altri otto testi, non più reperibili sul mercato: AA.VV.   Quaderno di psicologia e comportamento organizzativo. Edizioni Scientifiche, 2008; R.Kreitner, A.Kiniki   Comportamento organizzativo. Apogeo 2004;  H.L.Tosi, Pilati M.   Comportamento organizzativo. Persone, gruppi, organizzazione. Egea, 2002; AA.VV.  Competenze trasversali e comportamento organizzativo. F.Angeli, 1993; E.Spaltro, P.de Vito Piscicelli   Psicologia per le organizzazioni. Teoria e pratica del comportamento organizzativo. Carocci, 1990; G.P.Quaglino   Appunti sul comportamento organizzativo. Tirrenia Stampatori, 1990.

6)    La produzione divulgativa è da troppo ampia per essere citata. Basti ricordare che già nel 1950 l’editore Franco Angeli pubblicava una collana, adattata dall’americano a cura dell’Istituto Addestramento Industria, titolata “I capi intermedi nella moderna economia industriale” e mirata ad indicare le “corrette” modalità di gestione dei sottoposti. Una produzione di media qualità è stata rappresentata verso la fine degli anni ’90 dalla collana “Essential manager”, pubblicata originariamente dalla Dorling Kindersly Limited di Londra e tradotta in italiano dall’Editore Calderini di Bologna. Un interessante segnale di innalzamento qualitativo (per contenuti ed impostazione) è poi avvenuto con l’avvio, nel 2004, della collana “Piccola enciclopedia di comportamento organizzativo”, pubblicata da Cortina Editore e curata da G.P.Quaglino.

7)    Cfr. D.Knight, H.Willmot (a cura di)   Comportamento organizzativo. Organizzazione aziendale e management. Isedi, 2009; M.Alvesson, H.Willmott   Making Sense of Management. A Critical Analysis. Sage, 1996.

8)       M.Alvesson H.Willmott Critical Management. SAGE, 1992; K.Grint, S.Woolgar   The machine at Work. Polity, 1999;

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