L’uomo dall’eterno presente

Nell’intossicazione da hashish si registra una curiosa espansione della prospettiva temporale. Pronunciamo una frase e prima di arrivare al termine, sembra che l’inizio risalga a un passato indefinito. Imbocchiamo una via di breve lunghezza ed è come se non dovessimo mai arrivare alla fine. (William James)

Quale esperienza facciamo del tempo? C’è quello normale e quello che viviamo interiormente. Non sono uguali (Oliver Sacks)

Percezione

Possiamo organizzare il flusso di idee e di pensieri in un singolo momento psicologico, unificato e coerente. Possiamo selezionare gli eventi del mondo fisico e raffigurarceli come contemporanei, ordinati, fluenti in una direzione, come una collana mentale di perle. La durata dei fenomeni è percepita ed esperita direttamente, come un intero. Una nota sbagliata in una musica desta sorpresa perché non in linea con le aspettative. Se non si completa una frase si prova un senso di incompletezza, perché la coscienza comporta anticipazione. Non esiste esperienza diretta di ciò che non è ancora accaduto, tuttavia ricordi e percezioni dell’istante sono rivolti in avanti, “la direzione fondamentale di tutta la coscienza” disse Husserl “ è rivolta al futuro” (Husserl E, 1981 Per la fenomenologia della coscienza interna del tempo, Angeli ed., Milano, pp. 59-136)

Il difficile concetto di tempo

Il tempo è nella mente, nel corpo e nel linguaggio. Quello del corpo lo conoscono bene ad esempio i parkinsoniani; il loro stesso vocabolario è espresso in termini di velocità. I neurologi parlano di bradicinesia nel rallentamento motorio, acinesia se è del tutto bloccato, tachicinesia se invece è eccessivo. Bradifrenia o tachifrenia se vi è rallentamento o accelerazione del pensiero. Spesso il tempo personale e il tempo dell’orologio in questi malati non coincide; i miei movimenti mi sembrano normali, può accadere che dicano, finché non mi rendo bene conto di quanto tempo richiedono. Sorprendenti tachicinesie possono manifestarsi nella sindrome di Tourette, caratterizzata da compulsioni, tic, rumori e parolacce. Alcuni individui sono in grado di catturare le mosche in volo; è riferito di un paziente che disse: le mosche volano troppo lentamente. Un altro era formidabile alla batteria.

Il linguaggio autentico, così come lo conosciamo, compie uno straordinario passo quando un suono da arbitrario, ad esempio il suono “acqua”, water, eau, el agua, wasser, rappresenta una cosa o un evento. Alcuni suoni nacquero dai rumori naturali, per il movimento dell’acqua che scorre ad esempio, ruscello, torrente, rauschen, flux, sruth, rinnen, river, pissen, piscis, fisch, sono relitti onomatopeici. Quando poi si è accumulato un lessico sufficientemente grande di tali elementi, la coscienza umana si è ampliata. Si possono creare così, associazioni mediante la metafora e, con l’attività in corso, la metafora iniziale si può trasformare in categorie più precise di esperienza personale ed interpersonale. A quel punto seguono il dono della narrazione, e un senso più ampio della successione temporale. Mentre il presente, di fatto, è un riflesso del tempo fisico, la nuova coscienza ‘umana’ offre la possibilità di mettere in relazione un sé costruito socialmente con un passato ricordato e un futuro immaginato: “L’illusione eraclitea” dice Edelman “di un punto nel presente, che si muove dal passato al futuro, si costruisce in questo modo” (Edelman G.M. 2004, Wider Than the Sky. The Phenomenal Gift of Consciousness, trad it. 2004, Più grande del cielo. Lo straordinario dono fenomenico della coscienza, Einaudi, Torino, p. 88)

David e il tempo

David entra nello studio del dottore; si salutano, come vecchi amici. Si siedono e bevono il caffè, tutto naturale, chi osservasse dietro un vetro non rileverebbe niente d’insolito. Ma David vive solo nell’immediato presente. Chi sono io? Chiede il dottore; un amico, risponde garbatamente; sì, ma come mi chiamo?….a quel punto David spara: il cugino George McKenzi! David in realtà non sa chi ha di fronte, che fa, se l’ha già visto, non sa il nome di chi l’ha in cura da vent’anni. Non sa neppure che ore sono, il giorno, il mese, la città, il luogo dove si trova in quel momento. Lontano da dettagli relativi a persone, eventi, tempi, e se il contenuto è generico David però se la cava. Sceglie bene le parole, la prosodia è adeguata alla situazione e al momento. E’ attento e può giocare persino a dama; cerca la sedia per sedersi e il cibo per nutrirsi. L’espressione del volto, i gesti delle mani e delle braccia e la postura, quando si rilassa sedendosi, sono esattamente quelli che ci si aspetterebbe in tale situazione.

Il tempo a disposizione per fare un pensiero e per ricordare tuttavia è limitato a meno di un minuto. I fatti particolari appresi fino all’età di quarantasei anni (quando un’encefalite gli distrusse entrambi i lobi temporali) gli ha persi tutti, ed è incapace di imparare fatti nuovi. Continua a possedere un senso di sé e una coscienza, un flusso d’immagini e di pensieri. Che si mantengono però sulle generali e senza contenuti specifici, ciò provoca una mancanza di conoscenza della provenienza del significato o del sentimento associato a quell’evento. Ogni evento è senza passato e senza futuro. Egli ha un senso normale solo nell’ambito del qui e ora; è capace ad esempio di svolgere un compito che richieda di considerare insieme il colore, la forma e le dimensioni di un oggetto. Manca, però della coscienza estesa e integrata e non può programmare alcunché, poiché ciò richiede la manipolazione intelligente d’immagini specifiche del passato. La memoria fornisce il quadro della nostra intera vita, nel cui interno le nostre esperienze hanno un senso. Situazioni ed eventi passati, continuamente e senza sforzo, consapevolmente o inconsapevolmente, danno un senso a ciò che siamo e a ciò che esperiamo in ogni momento attuale. David ha perso la memoria, ha perso il senso del tempo e quindi ha perso anche se stesso (Damasio A. 1999, The Feeling of What Happens. Body and Emotion in the Making of Consciousness, tr. it. 2000, Emozione e coscienza, Adelphi, Milano, p. 142-150

Il tempo serve?

Se esiste in noi, e negli animali, il senso del tempo vuol dire che è stato selezionato tra le cose utili per sopravvivere. Gli oggetti non sono percepiti solo nello spazio in un momento e poi scompaiono; ma esistono anche dopo che noi abbiamo avuto a che fare con loro. La nostra esistenza può con ciò essere organizzata meglio. Sapere che una cosa o una situazione passata la potremmo ritrovare è utile. Un cavallo di mia conoscenza che lungo un sentiero un improvviso rumore in un cespuglio l’aveva fatto sobbalzare, ogni volta che arriva nello stesso punto fa una piccola deviazione. Il momento di adesso, ora, in questo attimo, serve. Serve a organizzare la vita intorno a questo fondamentale snodo. A organizzare il mondo intorno ad un orario: l’orario è “questo momento”. La vista, l’udito, il tatto, il gusto, il ricordo, la percezione, l’attenzione, tutto ruota intorno, dietro e in avanti a questo strategico punto.

Possiamo mettere a punto piani d’azione efficaci verso le insidie e i piaceri presenti in ciò che ci circonda. Quelli che in passato non lo fecero bene, furono sostituiti da altri che lo fecero meglio. Dobbiamo distribuire nel tempo gli eventi, l’inizio e la fine, marcarli come cause ed effetti. Non potremmo farlo se non attorno, tutti quanti sincronizzati, simultaneamente, a un punto interno di riferimento, l”adesso’. Serve perciò a creare una prospettiva individuale. Prospettiva che all’albero di ulivo del giardino non serve, perciò è congelato in un eterno presente. Tutti noi, invece, in questo momento stiamo facendo esperienza dei nostri pensieri, sentimenti, percezioni, stimolazioni, che trovano spazio e posto in quest’attuale istante vissuto. Il cervello è stato capace di farci apparire un mondo ma a che ora? doveva mettere un orario e allora ce lo fa percepire ora. Abbiamo bisogno “di questo senso temporale di presenza”(Metzinger, T. 2009, Il tunnel dell’io, tr. it. 2010, R.Cortina, Milano p. 43)

Collocati nel mondo

Se togli il giocattolo al piccolo quello piange. Inutile dire te lo darò più tardi o dopo, un attimo, quello piange perché non sa collocare le cose nel tempo; lo capirà verso i tre anni , perché non sa aspettare (Piaget J. 1946, La Génèse du Temps chez l’Enfant, PUF, Paris). Se il mondo ci apparisse senza collocazione alcuna, sarebbe indecifrabile, per questo occorre un tempo e uno spazio interno, se no il mondo dove lo sistemiamo? E’ quel che succede per esempio nel sogno (anche in quello a occhi aperti) dove spaziamo in un mondo senza riferimento; l’isola della coscienza vaga senza rotta nel mare e la nuvola dell’io senza meta nel cielo. Nella veglia c’è sempre un punto che permane, intorno al quale la vita scorre, come l’arcobaleno sulla cascata che mantiene immutate le sue qualità, mentre il flusso d’acqua lo attraversa. Lo sfondo delle cose già successe ci accompagna, ma siamo protesi in avanti; siamo nati già condizionati a esser presenti e a progettare, portandoci dietro la nostra storia. Il nostro tempo è soggettivo e oggettivo, è il tempo della nostra vita, intrecciata alle storie dei genitori, fratelli, amici, amanti, sconosciuti. Ogni tempo è il nostro tempo, ed è un concetto astratto, ma noi lo avvertiamo come reale e concreto. Avvertiamo il tempo dentro, come privato e variabile; e fuori, come pubblico e misurabile. Ma non sappiamo descriverlo. Il linguaggio non serve; mirabile la risposta di Agostino, nelle Confessioni; lo so ma se me lo chiedi non lo so più, “dovunque sono, qualunque cosa sono, non sono che presente” (Agostino, Confessioni, Valla-Mondadori, Milano, 1996, vol. IV, p. 132).

Velocità e lentezza

Nella sala d’attesa non passa mai, davanti al computer vola. Le giornate dell’adulto sono rapide, quelle del bambino scorrono piano. In posti nuovi il tempo rallenta, nella routine una settimana passa come un giorno. L’alcool da al tempo una percezione più lenta; la caffeina più veloce, così come la febbre alta, la marijuana può indurre a errori. C’è un tempo dove contano le emozioni e uno dove prevale il calcolo. Non siamo mai in contatto immediato con la realtà, che sembra scivolare via nel passato, e nemmeno con il futuro, che sembra stare davanti, come un iceberg, che ondeggia a picco di fronte alla prua di una nave. Nei nostri processi mentali inconsci non esiste il tempo, poiché il trascorrere del tempo può non modificarli affatto. Un tempo sta dentro e un tempo sta fuori di noi. Il nostro tempo non è il senso che ne abbiamo e nemmeno quello che misuriamo. Ci troviamo nel punto di congiunzione tra il fenomeno interiore e il tempo cosmico. Il tempo serve a rendere presente questo momento, ‘noi e il mondo’ . Ci sembra di vivere sempre ‘ora’, e poter riferire le cose, a un prima e a un dopo. Serve a darci una direzione e una proiezione, uno scopo e una speranza. Il tempo è nella mente, il tempo siamo noi. Il tempo in realtà non passa, come canta De André, : “Vola il tempo lo sai che vola e va, forse non ce ne accorgiamo ma più ancora del tempo che non ha età, siamo noi che ce ne andiamo” (Fabrizio D’André, Valzer per un amore).

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