Si riderà della Leggenda Nera?

“Quod sis esse velis, nihilque mavis”, voler essere quello che sei, non quello che preferisci … Bellissime parole, eppure Marziale, nella società del consumismo in cui l’utile e la mercificazione sono prioritari, è, con il suo precetto, a miliardi di anni luce dall’età contemporanea. Perché, invece, non “tornare indietro”, tendere verso modelli propositivi, quelli su cui ciascuno, nel suo intimo, dovrebbe contare? E perché non credere realmente in essi e veicolarli anche attraverso la filmografia?

Robin William è riuscito nella titanica impresa, ha superato l’inferno degli anni ottanta, ha “riletto” lo stato angosciante in cui, sollecitato dalle tentazioni, era caduto, si è immerso profondamente nella sua “selva oscura” (Dante) come in un pozzo e, come avrebbe scritto Zenta Maurina Randive, “l’ha vissuta completamente per ricavarne, poi, a colpi di scalpello, una scala di marmo che conduce al tempio della gioia”. Ed eccolo, nel 1993, nelle vesti di “Mrs. Euphegenia Doubtfire” a ricordare che “gli uomini sono angeli con un’ala soltanto, possono volare solo rimanendo abbracciati” (Wilhelm Muhs) e che la famiglia è un dono prezioso da non mettere mai in discussione per garantire aprioristicamente agli adolescenti la collaborazione di papà e mamma. Da portento multiforme che muta il suo volto, il suo corpo e la sua identità, offre al pubblico un sorriso in più, una sana risata e il meraviglioso messaggio secondo cui “le lacrime più amare sono quelle versate nella solitudine” (Ginguet).

Miscere utile dulci è il tema conduttore dell’esilarante commedia da vedere e rivedere più volte, con sempre rinnovato entusiasmo, un romanzo dolceamaro commovente e divertente al tempo stesso che ha ricevuto la statuetta per il miglior trucco. Robin, alias Daniel Hillard, si connota con la solita interpretazione fluviale e virtuosistica, conquistando il pubblico di grandi e piccoli nel divertente e duplice ruolo di papà e colf, meritando il Golden Globe. San Francisco. Il protagonista, genio incompreso a causa della banale ricerca di clichè prefissati che non ne apprezzano le abilità di improvvisazione e personificazione, è un doppiatore, con uno straordinario talento nel “fare le voci”. Si ritrova disoccupato perché, durante i doppiaggi alquanto personalizzati e motivanti per i giovani telespettatori cui è indirizzato il programma, improvvisa battute non condivise dallo staff dirigenziale.

La moglie, arredatrice d’interni, preoccupata per il cattivo esempio che il marito potrebbe comunicare ai loro tre figli con l’incontenibile energia, incurante dell’attaccamento che egli sente per Lydia di 15 anni, Chris di 12 e Natalie di 5, chiede il divorzio e ottiene dal giudice l’affidamento dei bambini; al “pagliaccio ribelle di Hollywood” sarà permesso di vederli solo nei week-end e, nel frattempo, un’acida assistente sociale, sorda alle ragioni del cuore, ne seguirà l’evoluzione. Costretta ad assumere una governante, Miranda mette un’inserzione sul giornale, ma s’imbatte in un nuovo Daniel che cambia due cifre al numero di telefono da consegnare al giornale per l’annuncio; con una parrucca, un trucco perfetto e un abito ad hoc, Robin Williams si trasforma in un’amorevole istitutrice inglese molto gentile ed educata, la sessantenne “Mrs. Euphegenia Doubtfire”. Irriconoscibile grazie alla sua abilità nel mimo, che il protagonista autodiegetico ha perfezionato da bambino imitando l’accento di una zia del sud, “questa sorta di Gianburrasca del cinema americano” viene assunto, potrà occuparsi dei figli e interagire nella loro crescita. Riesce a trovare, frattanto, un lavoro da facchino in un centro di produzione televisiva dove viene notato dal produttore mentre si diverte a inventare un programma per ragazzi. Da questo momento la “nuova” famiglia acquista un corso diverso perchè Daniel, provato dal dolore, diventa la donna di casa che non aveva mai sospettato di poter essere, cerca nuovi atteggiamenti comportamentali insieme ai suoi cari, riesce a rendere confortevole il modesto appartamento in cui egli abita, cura la casa della moglie, invoglia allo studio i bambini; un funambolesco Robin Williams, noto come uno dei migliori artisti d’impronta di tutti i tempi, diventa la governante ideale, cucina, pulisce, cura le piante, va d’accordo con i bambini. Sarebbe una donna perfetta … se fosse una donna! Miranda, soddisfatta degli interventi di Mrs. Doubtfire, riacquista la serenità che credeva perduta e si riscopre donna accanto all’aitante ex-compagno di scuola, Stuart Dunmeyer, che l’aveva contattata con la scusa di affidarle un progetto per la ristrutturazione di un appartamento.

“L’educatrice” riceve le confidenze di Miranda e, soprattutto, dei bambini, nel cuore dei quali “sente” l’affetto e la nostalgia per il padre, specialmente dopo che, per un caso fortuito, Chris “lo/la” sorprende in bagno a orinare come un uomo; a questo punto è costretto a rivelare ai due figli il piano, ma chiede loro di mantenere il segreto con la madre e con la sorellina più piccola. E’ disperato, specialmente quando il ricco spasimante tenta di entrare nella vita della sua famiglia e di mettere in ombra il ruolo che egli aveva sempre avuto, ma non demorde e tenta in tutti i modi di far naufragare questa relazione. Il novello “servus currens” di plautina memoria è a un bivio. Tutto sembra complicare l’intrigo perché due cene vengono organizzate casualmente nello stesso ristorante, deve stare al tavolo con la famiglia e, nel contempo, discutere con il produttore televisivo; quest’ultimo, apprezzandone le grandi potenzialità, lo assume e … patatrac!!! … scoppia la tempesta. Il “marito” non resiste più, deve reagire. Riempie di paprika il piatto di “Stu”, gli provoca inconsapevolmente un grave choc anafilattico, accorre in suo aiuto, ma, nello sforzo, la maschera si rompe. Miranda va su tutte le furie. L’inizio della fine?

La conclusione del film, in cui si intrecciano parti comiche e spensierate con momenti seri e problematici, è alquanto incerta. Daniel, infatti, viene scoperto e, come conseguenza delle sue “performances da soggetto mentalmente disturbato”, potrà avvicinare i figli soltanto se controllato. La moglie, però, vedendo lo show di Mrs. Doubtfire in televisione, capisce quanto sia importante per i bambini il supporto psicologico e morale di ambedue i genitori che “hanno acceso in loro la scintilla di un fuoco” (Albert Schweitzer) e gli affida definitivamente la cura dei figli mentre lei è al lavoro. Tutto si potrà risaldare? La famiglia si ricomporrà? Il dubbio resta aperto su due esegèsi contrapposte. La proiezione, da un lato, non si pone l’obiettivo del panegirico indiscriminato di “genitori perfetti” o della figura paterna, ma di suscitare un momento di intensa riflessione; è per questo motivo che William, Sally Field (Miranda) e Chris Columbus (il regista) hanno dissuaso i produttori dal far ricongiungere la coppia, sconfessando, con un finale favolistico, false speranze nel cuore dei figli di padri e madri separati.

Il messaggio in nuce, dall’altro lato, invece, non si sofferma sul “come finirà”, ma sulla comunicazione che i telespettatori potranno introiettare. Secondo tale risvolto, di conseguenza, si rende attuale il senecano “sumus membra unius corporis”, l’appoggio è indispensabile non solo nella macro ma anche nella microsocietà, all’interno della famiglia monocellulare, nella consapevolezza che “bisogna potenziare sempre di più la capacità di mettersi in discussione e superare, con uno sforzo di fiducia e di buona volontà, anche le crisi più profonde (Terenzio). Nello sfondo resta la donna che, lavorando fuori casa, oberata da ritmi spesso snervanti, godrà di una collaborazione a 360° per l’armonia generale e la crescita reale di tutti i membri della famiglia. Solo così si potrà costruire e l’edificio sarà stabile e solido, pronto a resistere alle scosse sismiche più devastanti. Gli uomini, allora, ”son fatti per intendersi /per comprendersi e amarsi … Non verranno alla meta a uno a uno, ma a due a due. / Se si conosceranno a due a due / si conosceranno tutti, si ameranno tutti / e i figli, / un giorno, / rideranno della leggenda nera, dove un uomo lacrima in solitudine (Paul Eluàrd).

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