La Valutazione delle Capacità Genitoriali (seconda parte): il Colloquio Clinico con le Famiglie

Non è superfluo sottolineare l’importanza delle cure genitoriali che i bambini ricevono nell’infanzia come base del loro benessere emotivo e affettivo attuale e di gran parte di quello futuro.
Gli studi sull’attaccamento indicano infatti che le cure e le attenzioni ricevute dalla figura di riferimento (caregiver) nelle prime fasi di sviluppo contribuiscono a formare i cosiddetti Modelli Operativi Interni, che rimangono attivi, spesso con pochissime variazioni, in tutto l’arco della vita, influenzando le scelte – soprattutto affettive e relazionali – di ciascun individuo.
Sono dunque estremamente duraturi gli effetti prodotti dalle carenze nell’educazione e nella protezione ricevuta dai propri genitori nei momenti di bisogno (oltre che della violenza vera e propria di cui si può essere stati spettatori) e questo, a sua volta, evidenzia il rischio della continuità intergenerazionale dell’inadeguatezza genitoriale in quelle persone che hanno sofferto nell’infanzia della distorsione delle cure parentali.
Quando si possono intravedere i presupposti di una continuità del rischio genitoriale, è necessario richiedere un intervento preventivo e riparativo agli enti pubblici preposti a tutelare e a sostenere il diritto dei figli alla cura e alla protezione e il diritto dei genitori a essere sostenuti nei momenti di difficoltà (sostegno alla genitorialità).
In genere sono i Tribunali e i servizi psicosociali territoriali gli organismi deputati a prendere decisioni in questo ambito così delicato, decisioni che influenzeranno in modo permanente la vita di adulti e minori a rischio. Di fronte a queste valutazioni agli operatori sono richieste competenze tecniche e pragmatismo, ma anche tanta sensibilità, accortezza, professionalità e profonda coscienza.

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