La Sincronicità

L’uomo è un animale che ha bisogno di credere. Ha bisogno di credere in Dio, nell’amore, nel bene e nel male, nella medicina e nella filosofia o in un ente superiore ed esterno che trascende lui stesso; questo perché arriva un momento del suo percorso in cui si rende consapevole della sua impotenza dinnanzi all’imponderabile; i suoi soli mezzi non sono più sufficienti ; i suoi desideri si fanno inconsistenti dinnanzi ad un potere decisionale più alto. Qualche saggio ricorda come il parametro per la stima dell’intelligenza di una persona sia inversamente proporzionale al numero di certezze che possiede.
 Contemporaneamente, l’uomo è reticente all’ignoto e inspiegabile. Si accontenta spesso di definire “dogma” il difficilmente accessibile al razionale; non approfondisce per paura di scoprire al di là della porta una realtà nuova che sovverte e destabilizza vecchi canoni.
Ragionando sulla nostra umana limitatezza, sorge spontaneo domandarsi se non esista qualche ordine o sistema organizzato non accessibile alla nostra conoscenza.
L’unica realtà possibile è quella percepibile per mezzo dei 5 sensi?
Le sensazioni e i pensieri da dove nascono,di che natura sono e dove vanno a finire?
Il mondo delle emozioni resta una realtà romanzesca, confinata al cuore, che non ha in termini scientifici un riscontro obiettivabile?
 “L’uomo non vive di solo pane”, è un concetto che rappresenta un bisogno presente giornalmente nella coscienze e si manifesta nella voglia di spiritualità e di distacco, che spesso il mondo moderno non consente ma che inevitabilmente riemerge come impulso fondamentale e inscindibile dall’uomo che trova sbocco in quella strana curiosità mista a diffidenza nei confronti di culture antiche e orientali capaci di diffondere con parole di serenità un quadro d’insieme della vita totalmente diverso e a quella sensazione di incompletezza, di insoddisfazione, anche in una realtà in cui nulla manca. L’esperienza evidenzia come la fredda razionalità venga sempre e inevitabilmente accompagnata da una dose di emotività e stati d’animo, seppure inconsci o ignorati. Essi sono parte integrante dell’essere umano e la loro repressione tende a farli riemerge trasfigurati in altre forme:sono impulsi che non si possono annientare. La medicina ha studiato l’origine anatomica di questi fenomeni e li ha localizzati nell’area libica del cervello. La psicologia e la psicopatologia hanno studiato gli effetti delle emozioni sull’uomo.
Questa trattazione sorge soprattutto dalla curiosità nei confronti dell’espressione esterna all’uomo di questi medesimi sentimenti; lo stesso concetto si può anche tradurre in quesiti: da dove trae origine il pensiero? si può trasmettere un pensiero senza l’avvento dei 5 sensi?
La cultura occidentale ci insegna a diffidare dell’invisibile: esiste solo ciò che percepisco come obiettivabile, che misuro. Ma, se si pensa a fondo, esistono ben più di una della nostre realtà universalmente accettate ad essere “trasparenti”: la corrente elettrica, le radiazioni elettromagnetiche, l’energia termica, e molte altre. Esse non si vedono ma producono degli effetti in virtù del fatto che sono energia. Interessante indagare come il pensiero si collochi in tutto ciò. Con un piccolo sforzo di astrazione si immagini l’inizio di un processo finalizzato ad iniziare un movimento. Ho sete; voglio bere; prendo un bicchiere in mano. Ci è noto dalla fisiologia che il movimento volontario è consentito dall’attivazione di circuiti neuronali anatomicamente localizzati nell’area premotoria, che attraverso una serie di sinapsi, terminano nel motoneurone, consentendo infine l’azione. Ma facciamo un passo a posteriori e pensiamo a cosa agisce da fattore iniziante, quale è l’input per il primo neurone della catena neuronale che sfocia nel movimento volontario. È un pensiero. Un’ideazione, un progetto o comunque lo si voglia chiamare, una immagine mentale di ciò che deve essere, con un preciso scopo. È una entità astratta che parte da elaborazioni cerebrali ma che non ha un nucleo anatomico definito né tantomeno una via di trasmissione del segnale codificata. È dall’astrazione che origina tutto il nostro agire. Quindi il substrato dell’azione è un pensiero.
Ma che cos’è il pensiero?
Il pensiero può definirsi come ponte fra l’individualità di ognuno con i processi di attivazione cerebrale. In questo modo è possibile correlare il trascendente e invisibile con il misurabile e palpabile, il movimento. Ed è sul pensiero e sulla sua misteriosa energia che verte tutta la teoria junghiana della sincronicità.
Il concetto di sincronicità è stato introdotto da Jung nel 1930 e viene definito come rapporto di connessione acausale fra stati psichici ed eventi oggettivi; si può anche semplificare come relazione senza nesso causa-effetto fra pensiero ed azione. Si contrappone totalmente al concetto di causalità che governa gran parte dell’approccio scientifico ai giorni nostri; questo ultimo è governato da relazioni di consequenzialità logica fra due eventi in cui esista relazione temporale. Affinché la sincronicità possa essere supposta, è necessario che due eventi, fisici o psichici indifferentemente, siano vincolati fra loro nel significato ma non da temporalità né casualità, quindi non riconducibili uno conseguenza dell’altro. Ad esempio, una telefonata di un vecchio amico il giorno dopo che lo si è sognato, può essere un esempio di sincronicità, in quanto l’evento è significativo per noi, seppure non possa esistere correlazione causa effetto né correlazione temporale (se fosse successo il contrario, ovvero che l’amico avesse chiamato prima del sogno, il nesso causa effetto sarebbe invece dimostrato). Vediamo quindi come molte realtà quotidiane se inquadrate in questo ambito possano assumere diverso significato e condurre ad una visione più profonda dell’esistenza. La sincronicità presuppone la presenza di un ordine di fondo che rende il quadro d’insieme ordinato e stabilito; in questo modo,nessuno è limitato alla sua esperienza ma si rende parte di un complesso più ampio e finemente organizzato, come un puzzle. Si capisce perchè quello di sincronicità sia un concetto applicabile ad una vasta schiera di discipline: dalla fisica alla filosofia.

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