Il Corpo Sorvegliante


L´adolescenza emerge come stadio antropologico, con la fase puberale e con le trasformazioni fisiologiche ad essa connesse, cui si accosta un’alterazione introspettiva, determinante, spesso, un mutamento esistenziale con senso di smarrimento e vuoto interiore. Il soggetto si dirige alla ricerca di quel senso di “happiness”, ovvero di appagamento, mediante la rottura di obsoleti schemi generazionali e la realizzazione di nuovi equilibri. I mass media e le nuove tecnologie, ormai, conquistano a buon diritto la mente delle bambine -adolescenti, con fotografie e descrizioni meticolose di corpi perfetti. Ed è così che le adolescenti imparano ad attribuire in primo luogo una notevole importanza alla “esteriorità”, eludendo qualsiasi messaggio proveniente dalla dimensione interiore (stati d’animo, sentimenti e qualità intellettive). Affiorano, così, i DCA, vale a dire quelle sindromi cliniche contraddistinte da un alterato comportamento alimentare. All’interno del presente quadro nosografico, una delle sindrome rese comune è l’anoressia, che si palesa attraverso condotte alimentari patologiche. Qualsivoglia disturbo, emette segnali sottintesi prima di raggiungere l’espressione vera e propria. L’anoressia,infatti, si prospetta agli esordi come l’inaugurazione di un nuovo regime alimentare dimagrante, controllato dalla bilancia che ispeziona le calorie e da uno smisurato esercizio fisico, quale aggiuntivo rimedio, utile a bruciare grassi in eccesso,assunti mediante minimi pasti,talvolta semiliquidi. Ed è proprio quel vigoroso desiderio di esibirsi magre a tutti i costi, che gestisce e coordina la vita alimentare ed emozionale del soggetto, il quale, spesso, approfitta di escamotage istantanei per tenersi lontano dal cibo. Ulteriore risorsa materiale e negativo appiglio per gli adolescenti predisposti all’anoressia, è lo specchio.
Gli adolescenti rivolgono lo sguardo allo specchio e si sgranano gli occhi addosso,costruendosi nella mente la propria immagine corporea, in certe circostanze distorta e manipolata. Il corpo appare appesantito, non sufficientemente esile e delicato, ma goffo e ridicolo; per tali motivi è assolutamente necessario dimagrire. Ed è così che il rapporto con il corpo diventa conflittuale: l’amore per il cibo e l’ angoscia di ingrassare. Questo dualismo inesprimibile, spinge i soggetti a delle austere ossessioni: il desiderio di mangiare e il timore delle calorie; ecco perché alle grandi scorpacciate seguono lunghe astinenze.
Alcuni dei tratti tipici comportamentali del soggetto affetto da anoressia sono:
• il vomito autoprocurato
• la coalizione con la bilancia
• la previsione delle calorie
• gli attacchi di lacrime
• il desiderio di scomparire fisicamente
• l’alleanza con lo specchio
• l’uso di diuretici
• lo sguardo rivolto a immagini longilinee
• il ripetere a se stessa e agli altri :sono brutta e grassa
• il ripetere a se stessa: sono cattiva e mi disprezzo,perché mangio tanto
• il desiderio di autopunirsi con lunghi digiuni
Purtroppo, l’anoressia influenza i pensieri, i ragionamenti dei suoi soggetti, impadronendosi delle loro vite, fino a congiungersi sfrenatamente con le loro identità.. Le vittime non vanno condannate o recluse in casa, ma aiutate ad accettare le inadeguatezze del corpo quali aspetti singolari dell’uomo. Una terapia univoca non sussiste, ma indubbiamente è necessario scoprire, per poi rimuovere, i fattori eziologici endogeni o esogeni. L’ accoglienza del proprio corpo nella sua interezza, è il primitivo passo per gettare le basi terapeutiche ad opera di specialisti del settore.

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