I disturbi del Desiderio

Il disturbo del desiderio sessuale ipoattivo consiste nell’inibizione della fase appetitiva e/o dei cambiamenti psicofisiologici che caratterizzano il ciclo completo della risposta sessuale (desiderio, eccitazione, orgasmo, risoluzione).
La peculiarità principale del disturbo è l’assenza del desiderio di attività sessuale e delle relative fantasie che lo accompagnano. Dobbiamo dunque inquadrare questo disturbo tra le problematiche di ordine psicologico inerenti la motivazione sessuale, o libido.

Due distinte linee teoriche vedono il desiderio come la risultante di una combinazione rispettivamente di fattori endogeni, e di fattori esogeni. Nel primo caso, dunque, il desiderio nascerebbe da una pulsione, una spinta innata alla sessualità, presente nell’organismo e, di conseguenza, l’impossibilità di scarico di tale pulsione produrrebbe una sorta di “accumulo” di tale spinta e dunque l’aumento del desiderio. Nel secondo caso, invece, il desiderio sessuale sarebbe il risultato di stimolazioni esterne, in assenza delle quali lo stesso desiderio tenderebbe ad esaurirsi. In realtà, recenti studi (Dèttore e coll., 1997) hanno dimostrato che il desiderio sessuale è legato ad entrambe le tipologie di fattori e che, nell’esperimento del desiderio sessuale, entra in gioco l’elaborazione cognitiva del soggetto: l’oggettiva impossibilità di pratiche sessuali (ad esempio, nella condizione dei detenuti) porta ad una diminuzione del desiderio, nonostante siano presenti stimoli sessuali esterni, come ad esempio riviste pornografiche; invece, la soggettiva deprivazione sessuale (come nel caso di persone che hanno fatto scelte simili, ad esempio, per motivi religiosi) porta in campo il meccanismo della reattanza, secondo la quale un qualcosa a cui viene privato l’accesso diviene più desiderabile, aumentando così il desiderio.

Nel disturbo del desiderio sessuale ipoattivo, il soggetto difficilmente prende l’iniziativa all’attività sessuale, oppure vi prende parte, ma in maniera riluttante.

Il periodo di insorgenza è generalmente la pubertà, ma è possibile che il disturbo si presenti anche nell’adulto, dopo un periodo di sessualità adeguata.

Alla base possiamo identificare cause individuali (come ad esempio convinzioni religiose, fobie sessuali specifiche, timore della gravidanza, timore dell’invecchiamento, una personalità ossessivo-compulsiva, disturbi dell’identità di genere, stress e affaticamento), o cause relazionali (come ad esempio la mancanza di attrazione per il partner, scarse abilità sessuali del partner, bassa tolleranza alla vicinanza dell’altro, conflitti coniugali, incapacità di integrare amore e desiderio sessuale).

In base all’epoca di insorgenza, il disturbo può essere distinto in permanente, se presente fin dall’inizio dell’attività sessuale; acquisito, se si sviluppa successivamente ad un periodo di adeguato funzionamento sessuale.

In base all’ambito di interesse, invece, può essere distinto in generalizzato, se interessa l’intera sfera sessuale, non limitandosi ad una particolare situazione, attività o ad un particolare partner; situazionale, se la disfunzione è limitata a particolari contesti.

Il trattamento è complesso ed articolato e comprende tecniche comportamentali e cognitive, nonché veri e propri “compiti” da svolgere col partner, come ad esempio la focalizzazione sensoriale

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