Bambini che non vogliono andare a scuola


La scuola e il nucleo familiare hanno il dovere di fronteggiare con opportuna circospezione i dissomiglianti casi di disagio scolastico, che negli ultimi tempi si manifestano in maniera eclettica e multiforme. Il disagio scolastico, può provocare limitazioni o blocchi cognitivi, ma anche rinunce, che, di fatto, possono influenzare considerevolmente la vita infantile.
L’eziologia del disagio non è univoca, ma racchiude una serie sconfinata di variabili dipendenti e indipendenti dal soggetto stesso. L’inserimento, ovvero l’integrazione nel mondo scuola, richiede al bambino la capacità di accomodarsi ad uno spazio ignoto in cui dominano nuove figure di riferimento, e velate griglie di relazioni laboriose ed impegnative.
Le disuguaglianze nella facilità o difficoltà di adattamento all´ambiente e alla vita scolastica, dipendono dal tipo di personalità del bambino, pertanto dal modo di essere di quest’ultimo.
Ci sono bambini che non ostentano alcuna difficoltà sin dall´inizio, altri che devono superare uno stadio introduttivo di incertezza ed esitazione. La difficoltà di collocazione nel gruppo – classe è, spesso, per alcuni bambini estremamente difficile; tale dovere si manifesta spesso sotto forma di diniego per la scuola, perfino dopo un primo ciclo di normale inserimento.
Spesso, però, il rifiuto scolastico è un lessico non verbale creato ad effetto dal bambino per comunicare alle persone accanto a lui, spesso con poca o scarsa intelligenza emozionale, uno stato di malessere.
E’ necessario, per tale motivo, non sottovalutare alcuni dei segnali inviati dai bambini, fra cui:
a) i sintomi psicosomatici(mal di pancia,colite).
b) i disturbi borderline
c) i disturbi di partecipazione
d) le balbuzie
L’aspetto dialogico è di primaria importanza, esso risulta una prevenzione primaria, utile alla comprensione di fenomeni sommersi che si sottraggono quasi sempre alla vista di genitori e docenti. I bambini sono in grado di comunicare il proprio malessere,con la lettura, la rappresentazione grafica, il gioco,ma anche con le parole. Il pensiero narrativo è ricco di significati; esso può far emergere l’esistenza di fattori patogeni che generano la comparsa e la salvaguardia del sintomo. Attivare la competenza emozionale per cogliere gli stati d’animo del bambino significa, entrare in contatto con l´altro, mediante uno scambio emozionale utile ad una crescita evolutiva sana ed equilibrata.

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