La distanza a cui morire

Difficile una digressione sul tema della morte, difficile perché argomento molto ampio, con troppi livelli di interpretazione: possiamo parlare della morte in chiave religiosa e domandarci ad esempio se esiste veramente l’aldilà. Oppure possiamo parlarne in chiave sociologica e domandarci ad esempio quali siano le cause prevalenti di morte in un dato periodo in Italia. Possiamo parlarne in chiave legislativa e discutere ad esempio sulla colposità o preterintenzionalità di un omicidio. E così via.
Io mi soffermerò invece su un aspetto decisamente non troppo immediato: la morte ha più soggetti. Per essere più chiari: chi è che può morire? Può morire una persona a noi sconosciuta, può morire un conoscente, può morire un nostro caro, e infine noi stessi possiamo morire. Quattro soggetti distinti della morte, quattro morti diverse che generano in noi emozioni decisamente diverse.
Muore uno sconosciuto. La reazione alla notizia è decisamente soggettiva. Il tipo più aperto verso gli altri, più empatico, arriverà forse a “sentire” il dolore che i cari del defunto provano, e come loro proverà dolore, cosciente del significato che può avere la perdita di una persona cara. Il tipo più chiuso, con la vista un po’ più corta, meno avvezzo alla condivisione delle emozioni, probabilmente rimarrà indifferente alla notizia, essendo una cosa che non lo riguarda in prima persona.
Muore un conoscente. Non gli siamo legati affettivamente, ma lo conosciamo da tempo, ci abbiamo parlato più volte, conosciamo parte della sua storia di vita. Proviamo dolore, rimaniamo forse turbati. Raccontiamo la notizia in famiglia, come per condividere il dolore e così alleviarlo un po’. Dopo qualche giorno probabilmente non ci pensiamo più.
Muore una persona cara. La reazione è generalmente di incredulità, di disperazione, di catastrofe. La morte di una persona veramente cara, come ad esempio un figlio, o un genitore, può risultare un vero e proprio trauma per chi rimane, soprattutto se la morte è improvvisa, come a seguito di un incidente stradale. All’impatto traumatico segue generalmente un periodo di negazione dell’evento, durante il quale la persona perduta rimane viva nella nostra mente, poi segue l’accettazione della morte e quindi una ricostruzione dell’immagine della persona perduta nel nostro immaginario. Questo processo è ciò che viene chiamato “elaborazione del lutto”. Un lutto mal elaborato può portare anche a depressione profonda o ad altri problemi di carattere psicologico.
Muoriamo noi. In questo caso le cose sono ben diverse. Come ci ricorda Epicuro nella ‘Lettera a Meneceo’, “quando noi ci siamo, la morte non c’è; e quando essa sopravviene, noi non ci siamo più.” Paradossalmente, dunque, sembra proprio che sia la nostra, di morti, a preoccuparci di meno…
Il concetto di morte, dunque, il significato che questa assume per noi, è strettamente legato alla distanza, una distanza autoriferita, ed il dolore che ne deriva risulta inversamente proporzionale ad essa.
Ora, abbiamo detto che ciascuno di noi autoriferisce la distanza dell’evento morte; lo stesso evento, perciò, si esprime contemporaneamente su ciascuno dei livelli che abbiamo sopra citato, in contesti diversi: muore il signor Rossi, che era sicuramente caro ai suoi familiari, che era conosciuto dai condomini e che era sconosciuto dagli abitanti di un’altra città. Più ci si allontana dallo spazio di vita che occupava il signor Rossi, più il dolore si attenua, fino a sparire. Contemporaneamente, alla distanza zero, il signor Rossi non prova dolore per la sua morte, perché lo stesso signor Rossi non c’è più. I due opposti coincidono, nell’assenza del dolore.
Ciò che dovremmo tenere sempre presente, comunque, è che anche se noi ci troviamo alla massima distanza dall’evento morte, c’è pur sempre qualcuno, e sicuramente più di uno, che si troverà ad una distanza minore della nostra, molto prossima allo zero, e che proverà un dolore sicuramente maggiore del nostro (che nei confronti di uno sconosciuto sarà probabilmente assente). Niente e nessuno ci può far provare un dolore che in un certo qual modo non ci spetta, né sarebbe giusto che lo provassimo, ma rispetto per il dolore, quello sì, lo dobbiamo avere, perché chiunque viene sfiorato dalla morte subisce una perdita, che nessuno di noi vorrebbe mai subire.

Condividi questo articolo...Share on Facebook
Facebook
0Tweet about this on Twitter
Twitter
Share on LinkedIn
Linkedin

Lascia un commento